Oahu: Eddie would Go

Sono le quattro e mezza del mattino, spengo inconsciamente la sveglia ma poco dopo quelli vengono e mi tirano letteralmente giù dal divano su cui sto dormendo. „Move man, we can’t miss it“. Annebbiato mi vesto e scendo le scale fino alla scassata Toyota nera. Mi siedo sui sedili posteriori mentre Alex sfreccia sulla statale verso Waimea Bay. E’ ancora buio. Il cullare della strada improvvisamente s’interrompe e asciugo imbarazzato il rivolo di bava che già è arrivato alla barba. Il sole comincia a illuminare il cielo ma è ancora nascosto dietro al mare mentre pian piano il popolo del surf comincia a uscire dai bivacchi. C’è chi ha dormito in macchina e chi sul pianale della propria Jeep. Le tende si alternano alle macchine lungo la lunga strada che porta alla spiaggia dove si tiene l’evento. La scritta Eddie Would Go campeggia sulla struttura di metallo dei giudici e sulla sabbia centinaia di persone escono dai sacchi a pelo come vermi dai loro bozzoli.

E’ il giorno del torneo in onore di Eddie Aikau** che la Quiksilver organizza ogni anno chiamando solo i migliori surfisti del pianeta. La gente lo attende da settimane e gli organizzatori sfidano l’imprevedibilità della natura decidendo che è oggi il giorno giusto. L’evento è spettacolare e ogni anno migliaia di persone si accalcano sulle spiagge per vedere dei pazzi su una tavola affrontare palazzi d’acqua. Le onde devono essere enormi, almeno sei metri altrimenti viene semplicemente rimandato. E fa niente se la gente si è alzata alle 4 del mattino, ha dormito in macchina o non si è lavata per giorni per essere in prima fila.

Sto ancora cercando di capire come si pronuncia Ai-Cau ed ecco che il megafono stride annunciando Gente, le onde non sono abbastanza alte -un mormorio cupo si solleva dalla spiaggia- Non se ne fa nulla perché le onde sono alte solo tre/quattro metri -cori di buu e fischi rombano in direzione dello speaker- E fatevi una doccia. -Silenzio. Applausi.

Chiedendo qua e la mi spiegano, con orgoglio, che per Ei-Cao in 30 anni solo 8 volte sono riusciti a fare la gara.

La leggenda prima delle multinazionali.

Il mito sopra gli interessi economici.

La gara non parte ma i surfisti non si fanno scappare l’occasione di cavalcare qualche onda e così, ancora un po’ assonnato, ho orientato la mia macchina fotografica sulla interessante multi-varietà di persone che popola la sabbia e questo è quello che ne è uscito:

 

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**Se fai surf, apparentemente, devi conoscere questo nome e il perché sia una leggenda. Se non lo sai e non vuoi andare su Wikipedia, te lo riassumo io:

Eddie Aikau è un temerario hawaiano vissuto negli anni 50 morto all’età di 30 anni mentre cercava di salvare i suoi compagni di viaggio che avevano intrapreso una folle spedizione in canoa per ripercorrere le antiche rotte polinesiane verso Tahiti ma che per una improvvisa tempesta naufragarono ad alcuni chilometri dall’isola Molokai. (Se lo hai letto tutto d’un fiato suona meglio).

Famoso per essere stato il primo bagnino ufficialmente assunto sulle coste di Oahu è ricordato, ed osannato, per aver sempre compiuto il suo lavoro senza mai rifiutare di lanciarsi in oceano aperto a salvare qualcuno in difficoltà anche -e soprattutto- quando le condizioni erano proibitive. Il mito nasce quando Eddie cerca l’impresa. La canoa verso Tahiti si ribalta e lui decide di andare a cercare soccorso nuotando verso l’isola più vicina. Il suo corpo non venne mai più ritrovato ma ancora oggi, quando l’oceano fa paura, gli hawaiani con orgoglio gridano Eddie sarebbe andato.

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Si pronuncia Ai-cao 

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